Tutti i modelli IA cinesi hanno sbagliato il risultato di Germania-Paraguay
Per i 12 principali modelli IA cinesi, la Germania avrebbe eliminato la compagine sudamericana. Emerge il contrasto tra le analisi basate sui dati e l’impreved…
Grazie Claude: ho perso 3 anni di lezioni, script e progetti Ecco le prove
Mentre scrivo questo, il mio account Claude Pro è appena stato sospeso. Senza preavviso. Senza spiegazione. In un colpo solo ho perso 3 anni di conversazioni...
Ho visto una ragazza down che vende lampade sui social: è la nuova linea delle truffe generate con l’IA
Nel bazar delle vendite online sui social network sono spuntati anche video dove ragazzi con la Sindrome di Down provano a vendere piccoli oggetti che dicono di aver costruito con le loro mani. Nello specifico parliamo di una lampada da tavolo. Nel profilo non c'è niente di reale.
Scandalo fake news con IA travolge l’attore Kim Soo-hyun: accusato di rapporti con una minorenne
L’attore sudcoreano è stato accusato, tramite contenuti falsi generati artificialmente, di una relazione con Kim Sae-ron, poi suicidatasi: la vicenda era truff…
Starbucks spegne l’IA che doveva contare latte e scorte
Starbucks ha ritirato in Nord America uno strumento di intelligenza artificiale per il conteggio dell’inventario, appena nove mesi dopo il lancio. Una piccola retromarcia che dice molto su un limite sempre più evidente di questa tecnologia: quando deve agire nel mondo reale va in difficoltà
23.6K likes, 261 comments. “Internet ha insultato un vero Monet credendo fosse arte AI. Un account su X ha pubblicato una delle Ninfee di Claude Monet fingendo che fosse stata generata con intelligenza artificiale. Risultato: migliaia di persone hanno iniziato a demolirla come se fossero critici del MoMA sotto caffeina. “Fredda.” “Vuota.” “Nessuna anima.” “Composizione mediocre.” “L’AI non capirà mai la vera arte.” Poi è arrivato il dettaglio meraviglioso: era davvero Monet. La parte più interessante non è l’errore. È la velocità con cui internet decide cosa vedere appena legge la parola “AI”. Molti ormai non guardano più l’immagine. Guardano l’etichetta. E la cosa tragicomica è che, mentre parlavano dell’assenza di umanità nell’arte artificiale, reagivano nel modo più automatico possibile. Forse questo non è stato un esperimento sull’intelligenza artificiale. Forse è stato un esperimento sull’intelligenza naturale. Buona giornata. #AI #ArtificialIntelligence #Monet #ClaudeMonet #AIArt Arte ContemporaryArt Internet Tech Filosofia DigitalArt Culture SocialMedia Painting Creativity Future Viral PostDigital”
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Questa IA ha regalato tutto gratisAnthropic ha fatto l’esperimento più inquietante dell’anno: Project Vend.Hanno dato a Claude (ribattezzato Claudius) il con...
Effetto Eliza: come interagiamo con le macchine parlanti?
Può iniziare spiegando le principali tappe della storia dell’intelligenza
artificiale e delle “macchine parlanti”?
Il sogno di creare macchine che ci parlino in linguaggio naturale risale a
molto tempo fa. Al 1966 data la prima realizzazione tecnica. A Boston,
presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology), il professor Joseph
Weizenbaum (1923-2008) costruì una macchina che oggi riterremmo
molto semplice, a cui diede il nome di “Eliza”. Poteva fare solo una cosa:
prendere una frase e capovolgerla. Funzionava un po’ come uno psicologo
rogersiano, cioè come qualcuno che fa finta di non sapere nulla. Lo stesso
Weizenbaum non si aspettava molto dalla sua macchina ma, con sua
grande sorpresa, si rese conto che aveva sulle persone un effetto reale, che da allora è stato chiamato “effetto
Eliza”. Questo è il potere del linguaggio:
la macchina parlante, per
quanto sia semplice, ha già un effetto
sull’utente, anche se sa benissimo
che si tratta di una macchina.
Con la rivoluzione del 2017, detta
“dei transformers”, le macchine
sono infinitamente più sofisticate
di Eliza e l’effetto è notevolmente
amplificato. L’apprendimento consiste
in due fasi: da un lato, la macchina
“gioca a nascondino” da sola,
cioè sottrae una parola e cerca di
indovinarla. Ad esempio, nasconde
a se stessa la parola “leone” e fa un’ipotesi probabilistica per individuare la
parola mancante, stimando con il 60% di probabilità che sia “leone”, con
il 40% “tigre”, con il 10% “pantera”, ecc. Poi mostra a se stessa la parola
e aggiorna i suoi parametri, facendo questo esercizio miliardi di volte. Si
chiama apprendimento per auto-supervisione. Ma l’altra fase è essenziale.
Invece delle parole, la macchina scompone il linguaggio in pezzi più piccoli,
chiamati token. In linguaggio umano, la maggior parte dei token non
ha senso: sono solo assemblaggi di due, tre o quattro lettere, e a volte anche
due lettere di una parola attaccate alle due lettere della parola successiva.
Per esempio, dopo una “q” c’è sempre una “u”: quindi “qu” forma un
token. Il meccanismo non considera la sequenza delle parole ma, quando
sottrae un token, cerca di indovinarlo guardando tutti gli altri token, e poi
l’intero testo: cinque righe in alto, dieci righe in basso, ecc. L’interazione di
ogni token con gli altri è puramente numerica. Inoltre, non è lineare. Questa
è l’idea rivoluzionaria che ha reso finalmente possibile la padronanza
del linguaggio attraverso le reti neurali.
[Continua]
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Nove secondi netti. Tanto è bastato a un’intelligenza artificiale di ultima generazione per polverizzare cinque anni di database e backup, lasciando migliaia di clienti a piedi e trasformando un tranquillo sabato mattina in un’apocalisse digitale. https://t.co/kcF36JbE8A
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Cancella anni di dati e backup in pochi secondi, Ai confessa: "Ho tirato a indovinare"
Il colpevole (artificiale) è invece un agente Ai basato sul modello Claude Opus 4.6 di Anthropic, operante tramite la piattaforma di coding Cursor. Non parliamo di un prototipo amatoriale, ma del modello più avanzato e costoso sul mercato.