AI Versus Arts

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AI in Design Report 2026
AI in Design Report 2026
The second annual report by Designer Fund and Foundation Capital on how design teams are adapting to AI across tooling, craft, and org.
·stateofaidesign.com·
AI in Design Report 2026
Ho visto una ragazza down che vende lampade sui social: è la nuova linea delle truffe generate con l’IA
Ho visto una ragazza down che vende lampade sui social: è la nuova linea delle truffe generate con l’IA
Nel bazar delle vendite online sui social network sono spuntati anche video dove ragazzi con la Sindrome di Down provano a vendere piccoli oggetti che dicono di aver costruito con le loro mani. Nello specifico parliamo di una lampada da tavolo. Nel profilo non c'è niente di reale.
·fanpage.it·
Ho visto una ragazza down che vende lampade sui social: è la nuova linea delle truffe generate con l’IA
AI and the Commons - Creative Commons
AI and the Commons - Creative Commons
As a global leader in open licensing and copyright, we have long stood at the intersection of innovation in the public interest, creativity, and access to knowledge. With the rise of consumer-facing generative AI, which is changing the way people share and access knowledge online, it became clear: CC had to act—urgently, but with care.…
·creativecommons.org·
AI and the Commons - Creative Commons
Starbucks spegne l’IA che doveva contare latte e scorte
Starbucks spegne l’IA che doveva contare latte e scorte
Starbucks ha ritirato in Nord America uno strumento di intelligenza artificiale per il conteggio dell’inventario, appena nove mesi dopo il lancio. Una piccola retromarcia che dice molto su un limite sempre più evidente di questa tecnologia: quando deve agire nel mondo reale va in difficoltà
·repubblica.it·
Starbucks spegne l’IA che doveva contare latte e scorte
Users vs AI vs Monet
Users vs AI vs Monet
23.6K likes, 261 comments. “Internet ha insultato un vero Monet credendo fosse arte AI. Un account su X ha pubblicato una delle Ninfee di Claude Monet fingendo che fosse stata generata con intelligenza artificiale. Risultato: migliaia di persone hanno iniziato a demolirla come se fossero critici del MoMA sotto caffeina. “Fredda.” “Vuota.” “Nessuna anima.” “Composizione mediocre.” “L’AI non capirà mai la vera arte.” Poi è arrivato il dettaglio meraviglioso: era davvero Monet. La parte più interessante non è l’errore. È la velocità con cui internet decide cosa vedere appena legge la parola “AI”. Molti ormai non guardano più l’immagine. Guardano l’etichetta. E la cosa tragicomica è che, mentre parlavano dell’assenza di umanità nell’arte artificiale, reagivano nel modo più automatico possibile. Forse questo non è stato un esperimento sull’intelligenza artificiale. Forse è stato un esperimento sull’intelligenza naturale. Buona giornata. #AI #ArtificialIntelligence #Monet #ClaudeMonet #AIArt Arte ContemporaryArt Internet Tech Filosofia DigitalArt Culture SocialMedia Painting Creativity Future Viral PostDigital”
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Users vs AI vs Monet
Voi Avete Paura Dell’IA?
Voi Avete Paura Dell’IA?
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Voi Avete Paura Dell’IA?
Effetto Eliza: come interagiamo con le macchine parlanti?
Effetto Eliza: come interagiamo con le macchine parlanti?
Può iniziare spiegando le principali tappe della storia dell’intelligenza artificiale e delle “macchine parlanti”?   Il sogno di creare macchine che ci parlino in linguaggio naturale risale a molto tempo fa. Al 1966 data la prima realizzazione tecnica. A Boston, presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology), il professor Joseph Weizenbaum (1923-2008) costruì una macchina che oggi riterremmo molto semplice, a cui diede il nome di “Eliza”. Poteva fare solo una cosa: prendere una frase e capovolgerla. Funzionava un po’ come uno psicologo rogersiano, cioè come qualcuno che fa finta di non sapere nulla. Lo stesso Weizenbaum non si aspettava molto dalla sua macchina ma, con sua grande sorpresa, si rese conto che aveva sulle persone un effetto reale, che da allora è stato chiamato “effetto Eliza”. Questo è il potere del linguaggio: la macchina parlante, per quanto sia semplice, ha già un effetto sull’utente, anche se sa benissimo che si tratta di una macchina. Con la rivoluzione del 2017, detta “dei transformers”, le macchine sono infinitamente più sofisticate di Eliza e l’effetto è notevolmente amplificato. L’apprendimento consiste in due fasi: da un lato, la macchina “gioca a nascondino” da sola, cioè sottrae una parola e cerca di indovinarla. Ad esempio, nasconde a se stessa la parola “leone” e fa un’ipotesi probabilistica per individuare la parola mancante, stimando con il 60% di probabilità che sia “leone”, con il 40% “tigre”, con il 10% “pantera”, ecc. Poi mostra a se stessa la parola e aggiorna i suoi parametri, facendo questo esercizio miliardi di volte. Si chiama apprendimento per auto-supervisione. Ma l’altra fase è essenziale. Invece delle parole, la macchina scompone il linguaggio in pezzi più piccoli, chiamati token. In linguaggio umano, la maggior parte dei token non ha senso: sono solo assemblaggi di due, tre o quattro lettere, e a volte anche due lettere di una parola attaccate alle due lettere della parola successiva. Per esempio, dopo una “q” c’è sempre una “u”: quindi “qu” forma un token. Il meccanismo non considera la sequenza delle parole ma, quando sottrae un token, cerca di indovinarlo guardando tutti gli altri token, e poi l’intero testo: cinque righe in alto, dieci righe in basso, ecc. L’interazione di ogni token con gli altri è puramente numerica. Inoltre, non è lineare. Questa è l’idea rivoluzionaria che ha reso finalmente possibile la padronanza del linguaggio attraverso le reti neurali. [Continua]       Ti interessa continuare a leggere questo articolo? Se sei abbonato inserisci le tue credenziali oppure  abbonati per sostenere Aggiornamenti Sociali
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Effetto Eliza: come interagiamo con le macchine parlanti?